“Non ti ricordi di Ken Saro-Wiwa? Il poeta nigeriano, un eroe dei nostri tempi”
Loro sono Il Teatro degli Orrori, questa è la title track del nuovo album A Sangue Freddo uscito il 30 ottobre scorso.
Il gruppo nasce nel 2005, ora rappresentano uno dei gruppi di punta del panorama indie italiano, annoverando tra le loro fila tre membri degli One Dimensional Man. Si caratterizzano per i loro testi violenti e colti allo stesso tempo, accompagnati da chitarre impazzite e luciferine, e per la voglia di spazzar via la sciatteria musicale propinata dalle case discografiche.
Ma chi è Ken Saro-Wiwa?
Ken Saro-Wiwa (1941-1995) è stato uno dei più significativi intellettuali dell’Africa post-coloniale. Il suo impegno letterario ha elevato quella lingua molto semplificata (detta pidgin) utilizzata nelle aree fortemente intaccate dall’imposizione di altre culture, è il caso dell’Africa coloniale.
Negli anni ‘70 ricopre incarichi instituzionali all’interno del governo federale della Nigeria, per poi arrivare a dei forti contrasti con quella politica corrotta frutto delle multinazionali del petrolio attive nel Delta del Niger.
Negli anni successivi si fa paladino dei diritti delle popolazioni natìe dei suoi luoghi, stralciate dalle oppressive compagnie petrolifere, nel videoclip si notano ragazzi che piangono lacrime di petrolio e alcuni simboli macchiati dal greggio, come una foto di Saro-Wiwa e una maschera africana.
Nel 1990 fonda il MOSOP (Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni), che riceve una eco internazionale, soprattutto dopo gli arresti del suo leader in assenza di regolari processi.
La storia del poeta nigeriano si conclude tragicamente nel 1995 con la condanna a morte per impiccagione insieme ad altri 8 attivisti del MOSOP.
Perché troppo ha amato, l’hanno ammazzato davanti a tutti a Port Harcourt con l’accusa di aver incitato l’omicidio di alcuni suoi presunti oppositori, suscitando non poche proteste in tutto il mondo da parte delle organizzazioni per i diritti umani.
“Io non mi arrendo, mi avrete soltanto con un colpo alle spalle. Io non dimentico e non mi arrendo. Io non mi arrendo, è nell’indifferenza che un uomo, un uomo vero, muore davvero.”
A distanza di quattordici anni, precisamente a maggio 2009, si conclude una causa intentata nel 1996 dal Center for Constitutional Rights contro la Shell, accusata di coinvolgimento nell’esecuzione di Ken Saro-Wiwa: la Shell ha patteggiato accettando di pagare 15,5 milioni di dollari dichiarando di averlo fatto per aiutare il processo di rincociliazione.
“Bugiardi dentro, fuori assassini, vigliacchi in divisa. Generazioni intere ingannate per sempre a sangue freddo.”
E’ il crudo monito di Pierpaolo Capovilla che dà alla vicenda una sorta di speranza a mezzo di vendetta divina:
“Avete ucciso Wiwa, ladri in limousine, che Dio vi maledica.
Pagherete tutto e pagherete caro.”
Ken Saro-Wiwa è anche l’autore di una bellissima raccolta di racconti dal titolo Foresta di fiori pubblicata in Italia dalle Edizioni Socrates
Complimenti CasaOrca, ottimo pezzo! Il frutto dell’unione tra musica e informazione è sempre illuminante.
La vera prigione
Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E’ questo
E’ questo
E’ questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.
Ken Saro-Wiwa
ehi ne ha parlato anche saviano da fazio
non so se avete visto
saluti
Consiglio, come ha fatto Saviano, la lettura dei racconti di questo grande poeta, di questo uomo coraggioso.
dopo un anno dalla discussione della mia tesi di laurea su Sozaboy, vedere che finalmente un grande uomo come Ken Saro-Wiwa ha la visibiltà che merita rende il suo sacrificio meno vano. Ma la shell, l’agip e altre società continuano il loro genocidio silenzioso. E noi lo avvaloriamo col nonstro silenzio, con la nostra indifferenza.
per capire Sozaboy dovete leggerlo e pensarlo come un ragazzo di 14 anni che “di scuola ne ha fatta poca” e si trova catapultato in un’odissea senza fine.